Atemporalità Corporea

Atemporalità corporea (testo introduttivo)

Dentro il corpo libero. Dalla gabbia dei ruoli alla maschera che con il tempo indossiamo. L’immagine si ferma prima dell’idea. Nello spazio atemporale. Il corpo di una Donna conosce la vita portandola addosso, si perde in deittici costanti che l’avvicinano alla natura. Una pianta, il raggio del sole che filtra dalla finestra, il vento tra i capelli. Il corpo celebra una forma nella sua accettazione. Il bello modifica il concetto del tempo e si misura nella sua percezione. Per sapere di aver un corpo occorre sentire. L’emozione di una carezza, il dolore di una perdita, la traccia di una ferita sulla pelle. Bene e male. Dialettiche che si dilatano nel senso dell’immagine e dell’apparenza del corpo. La rappresentazione di sé in una fotografia cambia ma non perde la sua identità. Custodia del vissuto e del passaggio, ci guida nell’occupare i luoghi fisici e culturali in cui si muove l’anima attaccando ai nostri movimenti un forte senso di appartenenza. Possedere è essere ascoltabili del molteplice che ci caratterizza. Ma il corpo è un’arma che resiste alla guerra emotiva. Il corpo ferito è un elogio alla fragilità. Una fragilità dentro una verità umana sospesa, tra il limite e la ferita. Dialoga la geometria delle forme nella stessa nudità che abita gli eventi senza riserve. Riappropriarsi del corpo, riconoscersi nel “taglio” di una ferita, diventata poi “cicatrice”, un tatuaggio di rigenerazione e difesa. Il segno della ferita nelle pieghe dell’anima libera dai sotterranei di ciò che si trova sotto la pelle. Un labirinto negli occhi che si perde nel segreto della propria “crepa” interna. La pelle “segnata” si traveste con una mentalità mistica. La ferita sparisce, la pagina della pelle ritorna bianca, il taglio diventa un tentativo per cercare una propria altra definizione. Il dolore costringe a guardare oltre la soglia dell’abitudine e la ferita esibisce la propria palpitante testimonianza di vita. (Marianna Porcaro)

Body timelessness (introductory text)
Inside the free body. From the cage of roles to the mask we wear over time. The image stops before the idea. In the timeless space. The body of a woman knows her life by wearing it, it gets lost in constant deictics that bring it closer to nature. A plant, the sun’s rays filtering through the window, the wind in her hair. The body celebrates a form in its acceptance. Beauty changes the concept of time and is measured in its perception. To know you have a body feel it is necessary. The emotion of a caress, the pain of a loss, the trace of a wound on the skin. Well and male. Dialectics that expand in the sense of the image and appearance of the body. The representation of himself in a photograph changes but does not lose his identity. Custody of the experience and the passage, guides us in occupying the physical and cultural places in which the soul moves by attaching to our movements a strong sense of membership. To possess is to be listenable to the manifold that characterizes us. But the body is a weapon that resists emotional warfare. The injured body is a tribute to frailty. A fragility inside a human truth suspended, between the limit and the wound. Dialogue the geometry of the forms in the same nakedness that it inhabits events without reservations. Regaining possession of the body, recognizing oneself in the “cut” of a wound, which later became a “scar”, a tattoo of regeneration and defense.
The sign of the wound in the folds of the soul free from the underground of what is under the skin. A labyrinth in the eye that gets lost in the secret of its own internal “crack”. The “marked” skin disguises itself with a mentality mystical. The wound disappears, the page of white skin returns, the cut becomes an attempt to look for one own other definition. The pain forces us to look beyond the threshold of habit and the wound exhibits its throbbing testimony of life. (Marianna Porcaro)

Il corpo e l’immagine di sé – Sempre più si parla di corpo e delle sue rappresentazioni. Il corpo che si mostra, che si racconta, che soffre…Il corpo che diventa palcoscenico in cui poter rappresentare le proprie emozioni, il piacere, il desiderio, il dolore. Come possiamo raccontare il corpo? L’immagine corporea è l’immagine e l’apparenza del corpo umano che ci formiamo nella mente, e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare, e come ogni quadro o fotografia, nel guardarlo, possiamo provare emozioni, possono emergere ricordi e sensazioni. E il corpo di una donna?? Bisognerebbe guardarlo nello stesso modo in cui Manet “guardò” e dipinse Olympia. Indifferente ai canoni della bellezza, all’estetica pittorica, all’etica del suo tempo, al senso comune. Spogliata dagli stereotipi culturali, non teme lo sguardo altrui. Non copre le imperfezioni del suo corpo temendo di non esser bella ma le accetta. Olympia è un “esistere il proprio corpo”. (Adriano Cascio)

The body and self-image
More and more we talk about the body and its representations. The body that shows itself, that tells itself, that suffers … The body that becomes a stage in which to represent one’s emotions, pleasure, desire, the
ache. How can we tell the body? The body image is the image and appearance of the human body that we form in the mind, namely the way in which our body appears to us, and like any painting or photograph, in looking at it, we can try emotions, memories and feelings can emerge. What about a woman’s body? It should be looked at in the same way that Manet “looked” and painted Olympia. Indifferent to the canons of beauty, to pictorial aesthetics, to the ethics of his time, to common sense. Stripped of cultural stereotypes, she does not fear the gaze of others. She doesn’t cover up the imperfections of her body for fear of not being beautiful but she accepts them. Olympia is an “existing one’s body”. (Adriano Cascio)

Oltre i cambiamenti

Tra le molteplici accezioni di significato del termine corpo, parola generica che indica qualsiasi porzione limitata di materia, è per noi di primario interesse il riferimento alla nostra struttura fisica. Il nostro corpo è infatti il primo strumento che ci mette in relazione, il tramite della comunicazione con lo spazio e la realtà che ci circonda. Quindi mezzo indispensabile per stabilire contatti, per uscire, andare fuori, scoprire. Al contempo però è struttura che ci circoscrive e ci isola nei suoi confini materiali. Ed è proprio da tali considerazioni, da questo binomio che sottende una sorta di contraddizione che si dipana tutto il lavoro di Adriano Cascio. Un’analisi fotografica che vuole approfondire le intime sensazioni e le complessità che si generano all’interno del nostro Io. Far luce sugli scombussolamenti della sfera psicologica per trovare la possibile soluzione. Nel progetto, chi vive questo travaglio interiore tra la propria individualità, l’accettazione dei limiti e il rapporto con il proprio divenire è una donna. Saranno le immagini realizzate, ritratti che possiamo definire interiorizzati, che rappresentando in modo onirico e simbolico il percorso esistenziale della protagonista sapranno esserci guida nell’intima lettura. Fotografie che mostrano dubbi, sconforto, anche lacrime. Segni di un cammino complesso e pieno di incertezze. L’autore decide di usare un colore morbido, delicato, che meglio suggerisce l’intimità del racconto che parla di un vivere in bilico tra ciò che si vorrebbe e ciò che si è in una faticosa ricerca di stabilità ed auto-accettazione. Nella sequenza narrativa ci sono rimandi alla natura, agganci per trovare forza, ideali perni capaci di far ruotare la vita in positivo. Aiuti esterni incoraggianti. Un riferimento simbolico che può orientare in tal senso è suggerito, a conclusione del progetto, dall’immagine finale. Guardando oltre, abbattendo le incertezze costruite dai ripiegamenti interiori, che fanno implodere, proseguendo liberi dai giudizi, proiettati nell’agire, senza chiusure, si possono superare le prove esistenziali. Solo riconoscendoci ed imparando ad accogliere tutte le parti di noi stessi e le inevitabili mutazioni si potrà trovare serenità. (Orietta Bay)

Beyond the changes
Among the many meanings of meaning of the term body, a generic word that indicates any limited portion of matter, the reference to our physical structure is of primary interest to us. Our body is in fact the first tool
that puts us in relation, through communication, with the space and the reality that surrounds us. Therefore an indispensable means to establish contacts, to go out, to go outside, to discover. At the same time, however, it is structure that it circumscribes and isolates us in its material boundaries. And it is precisely from these considerations, from this binomial that underlies a sort of contradiction that unravels the whole work by Adriano Cascio. A photographic analysis that aims to deepen the intimate sensations and complexities that are generated within ours The. To shed light on the upheavals of the psychological sphere to find the possible solution. In the project, those who experience this inner struggle between their individuality, the acceptance of limits and the relationship with the just becoming is a woman. It will be the images created, portraits that we can define as internalized, that they represent in a dreamlike and symbolic way, the existential path of the protagonist will know how to guide us within reading.
Photographs that show doubts, despair, even tears. Signs of a complex journey full of uncertainties. The author decides to use a soft, delicate color, which best suggests the intimacy of the story that speaks of a life poised between what one would like and what one is in a strenuous search for stability and self acceptance. In the sequence narrative there are references to nature, connections to find strength, ideal pins capable of making life rotate positively. Aid encouraging exteriors.
A symbolic reference that can orient in this sense is suggested, at the conclusion of the project, by the final image. Looking beyond, breaking down the uncertainties built by the inner foldings, which make one implode, continuing free from the judgments, projected into action, without closure, existential tests can be overcome. Only by recognizing and learning to welcome all the parts of ourselves and the inevitable mutations we can find serenity. (Orietta Bay)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi