Siamo umani e per questo esseri imperfetti. La fotografia è un istante. Ma può essere anche un racconto suggerito da ciò che mostra, dall’unione di singoli scatti; storie di vita contemporanea, tracce di esistenza nel passato e nel presente. L’immagine fotografica definisce un particolare punto di vista, la visione del fotografo. Questa inquadratura è soggetta a una luce e quindi alla conseguente formazione di un’ombra che può essere visibile o più in generale si può intendere con questo termine tutto ciò che il soggetto fotografato può suggerire allo spettatore. In questo modo si crea un’ombra soggettiva,visibile personalmente da chi guarda con precise caratteristiche di osservazione. Il pubblico, così, vede, osserva, prende spunto, crea con le immagini fotografiche collegamenti unici e mutabili a seconda della visione di ognuno, posti l’uno vicino all’altro per formare un racconto unico e particolare perché proprio di chi osserva. Ampi spazi, oggetti, visioni, scene di vita quotidiana, persone, spazi vuoti all’interno di cornici silenziose,in bianco/nero, sfumate, imperfette, mai del tutto precise come appartenessero al mondo dell’immaginazione. Propongo, pertanto, lo spazio della fotografia, liberandone il senso. È la rappresentazione generale che inventa il significato dello scatto fornendo una nuova collocazione agli oggetti ritratti in altri universi concettuali e materiali. (Adriano Cascio)

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