Chiaroscuro

Anche le tombe sono scomparse. Spazio nero infinito calato da questo balcone al cimitero mi è venuto a ritrovare il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera. Rifà giorno. Tornano le tombe appiattate nel verde tetro delle ultime oscurità nel verde torbido del primo chiaro.
Chiara e palese tristezza per il vuoto che solo la Morte crea nell’animo umano. Il nero fitto dell’oscurità, che scende sulle tombe e le copre, apparentemente cela il triste panorama di ciò che resta dei defunti: monumenti aridi che al riapparire della prima luce solare riaffiorano nel loro più tetro aspetto e ricordo di ciò che in vita furono coloro che Vi risiedono.
(Giuseppe Ungaretti)

“La forma è contraddizione tra pieno e vuoto, luce e oscurità …” (G. Ungaretti)

Questa serie fotografica, non è un vero e proprio progetto, ma potrebbe essere o sembrare una nuova chiave di lettura, un momento di transizione di un vecchio progetto… in pratica credo che non sia così…

Qualche anno fa, nel 2014, infatti, avevo iniziato il lavoro di “Koimêtêrion” che tutt’oggi è in fase di sviluppo.

Trattava di morte, abbandono, del mancare in qualche modo al culto delle persone che non ci sono più quasi a farli morire per una seconda volta anche nella nostra memoria.

Penso che le tombe abbiano il significato che ciascuno gli attribuisce. Hanno un valore se glielo conferiamo noi altrimenti sono oggetti, involucri che non contengono i resti dei nostri cari…

Quelli sono altrove: nella nostra memoria, nel nostro cuore, nei ricordi che ci aiutano a mantenerli “vivi”….

Pertanto cos’è “Chiaroscuro”?

Da sempre sono attratto da luci e ombre.

La luce, d’altronde, non è altro che un “filtro” attraverso il quale il fotografo interpreta la propria visione delle cose e l’ombra, vincolo indissolubile della luce, è ciò che rende le nostre “visioni” misteriose ed oniriche suggerendo innumerevoli spunti e chiavi di lettura.

Quando fotografo metto a fuoco la mia interiorità, attivo una sorta di autofocus che mette in luce il mio stato d’animo: è come un cercarsi, traducendo le sensazioni che proviamo attraverso la fotografia stessa.

La poesia di Giuseppe Ungaretti dalla quale ho preso in prestito il titolo ed i suoi pensieri, uniti ai miei mi hanno dato il pretesto dando vita a 20 fotografie, prodotte nell’arco di poco più due ore nella splendida location del Cimitero Monumentale di Staglieno di Genova.


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