“L’uomo che si abbandona agli uomini…..”

Oggi mi sono ritrovato davanti a questa mia foto.

© Adriano Cascio

Mi sono tornate in mente tante cose guardandola… Ad esempio ricordo che stavo per cestinarla.

Poi decisi di tenerla e anche di pubblicarla non so bene il perché ma il mio istinto mi disse di tenerla.

Alla fine credo di aver fatto bene perché a quanto pare è stata apprezzata.

E’ passato un bel po’ di tempo da quando Rinaldo Alvisi (Presidente Comitato Scientifico FIOF), con mio sommo piacere e altrettanta meraviglia, fece una recensione di questa mia immagine, lusingandomi con accostamenti a grandi maestri della fotografia di strada.

Ho pensato che non l’avevo condivisa con voi. Bene lo farò oggi.

Di seguito uno stralcio della recensione di Rinaldo Alvisi (per la recensione completa clicca QUI):

“….Ma una in particolare mi ha colpito, letteralmente ferito. Il mio cervello è stato attraversato. Mi riferisco alla immagine di Adriano Cascio qui allegata (a destra e sulla quale è necessario cliccare per vederla intera, a pieno formato). Tento di esprimere sinteticamente il mio punto di vista. La Fotografia in questione mi ha immediatamente ricordato Fellini e i suoi film dotati di una forte quota onirica. Me lo ha ricordato così, immediatamente, senza pensarci, pungendo la parte irrazionale della mia mente. Per me una fotografia che ha siffatta capacità esercita un particolare fascino e ha un particolare rilievo. Poi, successivamente, ha avuto avvio il percorso cognitivo e ho pensato a William Klein, che tutti ovviamente conoscono, e al suo “”New York”, il libro che ha segnato un nuovo modo di fotografare. Almeno per l’epoca. Fotografia per strada. Klein, insieme a Robert Frank, è stato il precursore. Nasce pittore, Klein, nel periodo del Cubismo. Le sue sono fotografie di rottura, realizzate molto vicino ai soggetti, presi “di petto”, dai forti contrasti ed eccezionali ritmi dinamici. Klein in mezzo alla gente. Ingurgitato dalla gente. Quasi a farsi sbranare dalla gente. Come il protagonista del libro di Suskind, il quale, seguendo la spinta volitiva di riacquistare l’umanità perduta, si suicida dandosi in pasto alla folla. E così diventa parte dell’uomo che lo ha divorato. Dunque, ritorna uomo. Ma non ero convinto. C’è, infatti, una differenza nascosta tra la fotografia di Adriano Cascio e quelle di William Klein, che le allontana irriducibilmente. Poi mi sono ricordato. Ecco, sì, Bruce Gilden (foto a sinistra). Esiste una affinità elettiva tra questa immagine e quelle di Bruce Gilden. Il noto fotografo di “Magnum” è forse l’unico che, pur realizzando scatti vicinissimo al volto dei soggetti ripresi, ha tentato sempre più di avvicinarsi. Ancora e ancora. Come se il suo obbiettivo fosse una lente di ingrandimento. Un microscopio. Con il flash. A farci conoscere una realtà difficilmente percettibile altrimenti. I visi dentro l’ottica. L’ottica dentro i visi. Il punto di riflessione, però, è che quella vicinanza, “appartenenza”, marca un volontario distacco. Nelle immagini di Gilden non ci sono indiavolati ritmi dinamici e le persone, i volti sono congelati. E’ possibile, di talché, vedere la Maschera. Gilden rompe gli schemi, tutti i paradigmi conosciuti. Non è interessato al “momento decisivo” di Bresson. Non è interessato alla personalità interiore delle sue “vittime”. E’ interessato esclusivamente alla Maschera. A ciò che appare. A ciò che è superficie. Infatti, spesso, è la realtà più evidente che sfugge ai nostri occhi. Nessuna “vita” interiore. Non gli interessa. Ciò che è dentro è separato da noi in forza di quei volti che sono oltre il reale. Veri e propri simulacri pagani. Qui, in questo preciso punto, vi è tutto il distacco di cui dicevo prima, il quale sottolinea la differenza rispetto a Klein, immerso, invece, nella realtà più intima. Vi è da dire, inoltre, che Gilden, quando il volto era uno solo, realizzava quasi sempre (forse sempre) fotografie verticali, così consumando un’ulteriore rottura rispetto alle regole compositive tipiche della “Street Photograph” di quei tempi. E Adriano ? Adriano si è avvicinato MOLTO DI PIU’ alle “FACCE”. A testimonianza della propria indipendenza culturale e fotografica, nonostante le forti radici classiche, almeno secondo la mia opinione, necessarie sempre per costruire il futuro più solido. Questi, nel complesso, i pensieri che mi ha elicitato la fotografia di Adriano Cascio. E più di ogni altra fotografia mi ha indotto a immaginare proprio il momento conclusivo dello straordinario romanzo contemporaneo che ho citato in esordio. “Il profumo” di Suskind. L’uomo che si abbandona agli uomini per esserne fagocitato. Adriano Cascio, Bravò! Alla francese. La Francia, patria della fotografia di ogni tempo e del protagonista del libro.”

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